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Dreadnought
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La mwdgdreadnought o mwdwcorazzata monocalibro fu un tipo particolare di mweanave da battaglia sviluppato a partire dai primi anni del mweqXX secolo; il nome (dall'inglese "non temo nulla") deriva dalla prima unità di questo tipo mai varata, la mwegHMS Dreadnought, entrata in servizio con la mwewRoyal Navy mwfabritannica nel 1906. La costruzione della mwfqDreadnought generò una profonda impressione negli ambienti delle marine militari dell'epoca al punto da innescare la realizzazione di unità similari da parte di molte altre nazioni; queste navi di nuova concezione, indicate genericamente come "dreadnought", resero di colpo completamente obsolete tutte le classi di navi da battaglia costruite precedentemente, ribattezzate appunto come "mwfgpre-dreadnought".
Il progetto delle dreadnought si basava su due innovazioni rivoluzionarie: una dotazione di artiglieria consistente principalmente in un gran numero di cannoni pesanti e di mwgacalibro uniforme (da cui il termine alternativo di "corazzata monocalibro" o mwgqall-big-gun ship usato per indicarle), in quantitativo decisamente maggiore rispetto alle navi precedenti, e un apparato propulsivo basato su mwggturbine a vapore, un sistema di nuova ideazione. Le dreadnought divennero ben presto un simbolo della potenza militare di una nazione, andando a costituire il capitolo centrale di una serie di mwgwcorse agli armamenti in mwhaEuropa (principalmente tra Regno Unito e mwhqImpero tedesco, ma con riflessi su tutte le potenze continentali) e in mwhgSudamerica (tra le nazioni di mwhwBrasile, mwiaArgentina e mwiqCile): i progetti successivi derivati dalla mwigDreadnought originale si susseguirono molto rapidamente con continui incrementi delle dimensioni, dell'armamento, della corazzatura e della velocità delle unità, al punto che nel giro di cinque anni dalla sua entrata in servizio la nave capostipite risultava ormai già obsoleta; i modelli più potenziati furono poi indicati con l'appellativo di "super-dreadnought".
La costruzione delle dreadnought assorbì ingenti quantitativi di risorse, ma nel corso della mwjaprima guerra mondiale si verificò un unico scontro tra due flotte equipaggiate con un gran numero di queste unità, la mwjqbattaglia dello Jutland (31 maggio–1º giugno 1916) tra tedeschi e britannici. La maggior parte delle dreadnought e delle super-dreadnought originali fu smantellata a partire dagli mwjganni 1920 per effetto delle disposizioni del mwjwtrattato navale di Washington, e il termine stesso cadde progressivamente in disuso; tutte le navi da battaglia costruite fino al termine della mwkaseconda guerra mondiale, comunque, riprendevano le caratteristiche di base delle dreadnought. L'unica dreadnought ancora esistente è la mwkqstatunitense mwkgUSS Texas, conservata come nave museo presso il San Jacinto Battleground State Historic Site.
Contents
• Note
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Le origini
L'elemento più distintivo delle dreadnought, l'armamento basato principalmente su pezzi di grosso calibro, prese forma nel corso dei primi anni del mwmaXX secolo, quando le marine militari puntarono ad aumentare la mwmqgittata e la potenza dell'artiglieria imbarcata dalle loro navi da battaglia. La tipica corazzata degli mwmganni 1890 aveva un armamento principale basato su quattro cannoni calibro 305mwmw mm e un armamento secondario da sei a diciotto cannoni a tiro rapido in calibro compreso tra i 119 e i 191mwna mm, oltre a un gran numero di pezzi più piccoli (da cui l'appellativo di "corazzata policalibro" usato per indicarla); questo armamento rispondeva alla teoria secondo cui una battaglia navale sarebbe sì iniziata con il tiro dalla lunga distanza, ma entro breve tempo le navi avrebbero serrato le distanze per infliggere colpi più mirati all'avversario, una situazione in cui i pezzi a tiro rapido di piccolo calibro, più celeri da ricaricare rispetto ai grossi calibri, si sarebbero dimostrati di più utile impiego.
Già dal 1903, tuttavia, presero a circolare in diverse nazioni serie proposte per la costruzione di una mwngall-big-gun ship, che puntasse prevalentemente sui cannoni di grosso calibrocite-ref-friedman-1985-52-1-0[1]. La progettazione di queste unità iniziò quasi contemporaneamente presso tre marine militari: la mwowMarina imperiale giapponese autorizzò la costruzione nel maggio 1904 della mwpamwpqSatsuma, equipaggiata con dodici cannoni da 305mwpg mmcite-ref-2[2]cite-ref-cita-evans-peattie-p159-3-0[3], la Royal Navy britannica iniziò la progettazione nel gennaio 1905 della mwrwDreadnought, nave dotata di dieci cannoni da 305mwsa mm, poi impostata in ottobrecite-ref-cita-gardiner-p15-4-0[4], mentre la mwtqUnited States Navy impostò la USS Michigan, unità che imbarcava otto cannoni da 305mwtw mm, nel dicembre 1906cite-ref-5[5].
L'evoluzione verso corazzate dotate principalmente di cannoni di grosso calibro fu dovuta alla considerazione che un simile armamento offriva svariati vantaggi tanto nella potenza di fuoco quanto nel controllo del tiro, oltre al fatto che la mwvqguerra russo-giapponese del 1904-1905 aveva dimostrato che le battaglie navali potevano essere combattute, e spesso lo erano, anche a grandi distanze. I cannoni da 305mwvg mm di nuovo tipo avevano una gittata più ampia e potevano sparare proiettili più pesanti rispetto a cannoni di 254 o 234mwvw mmcite-ref-6[6]; vari storici sottolineano poi i vantaggi nel controllo del tiro: a lunga distanza i cannoni erano puntati sulla base dell'osservazione delle colonne d'acqua sollevate dai colpi finiti fuori bersaglio, osservazione che non era facile da interpretare se i colpi sparati appartenevano a molti calibri diversicite-ref-7[7].
L'artiglieria a lunga gittata
Nelle battaglie navali degli anni 1890 l'arma decisiva erano i cannoni di medio calibro, tipicamente pezzi da 152mwyg mm capaci di un tiro molto rapido ma caratterizzati da una gittata relativamente ridotta: nel corso della mwywbattaglia del fiume Yalu (17 settembre 1894), la flotta giapponese non iniziò il tiro sui suoi avversari cinesi finché la distanza non fu di 3mwza 900 metri, e la maggior parte dei combattimenti si svolsero a una distanza di 2mwzq 000 metri tra le opposte unitàcite-ref-8[8]. A queste distanze i cannoni di piccolo calibro avevano una buona precisione, e il loro rapido ritmo di tiro garantiva la possibilità di riversare sull'avversario un grande volume di fuoco; i cannoni navali dell'epoca erano invece troppo inaccurati per poter centrare bersagli posti a distanze più elevate: a breve raggio un proiettile sparato da un cannone segue una traiettoria quasi piatta il che consente di puntare agevolmente il pezzo a vista, mentre a distanze più ampie bisogna aumentare l'elevazione della bocca da fuoco per imprimere al proiettile una traiettoria mwagbalistica, con tutti i problemi dati dalla necessità di stabilire con precisione la distanza dell'unità nemica e dal fatto che un'imbarcazione in mare è naturalmente soggetta ai mwawmoti nave e in particolare al mwbarolliocite-ref-9[9].
All'inizio del XX secolo, lo sviluppo di mwcgsiluri dotati di maggior gittata (nel 1903, ad esempio, la US Navy iniziò la progettazione di un siluro capace di raggiungere una distanza di 3mwcw 700 metricite-ref-friedman-1985-53-10-0[10]) spinse gli ammiragli britannici e statunitensi a prevedere che le battaglie navali del futuro si sarebbero combattute a distanze più ampie di quelle dell'epoca: nel 1900 l'ammiraglio mweaJohn Fisher, comandante della mweqMediterranean Fleet della Royal Navy, ordinò di far addestrare i suoi artiglieri su tiri alla distanza di 5mweg 500 metricite-ref-11[11], mentre nel 1904 il mwfwNaval War College statunitense analizzò gli effetti sulle tattiche concernenti le navi da battaglia dell'introduzione di siluri capaci di un raggio compreso tra i 6mwga 400 e i 7mwgq 300 metricite-ref-friedman-1985-53-10-1[10].
La gittata dei pezzi di piccolo e medio calibro era limitata e l'accuratezza del tiro declinava pesantemente più si aumentava il raggio di tiro: i proiettili più leggeri hanno un rapporto inferiore tra massa e superficie frontale, e quindi la loro velocità si riduce più rapidamente a causa della resistenza dell'aria. Inoltre, a lunga distanza il vantaggio di un alto volume di fuoco diminuisce notevolmente: piazzare colpi accurati dipende dalla possibilità di vedere la colonna d'acqua sollevata dai colpi finiti in mare della mwhwsalva precedente, il che limita la necessità di riversare ampi quantitativi di colpi sulla nave nemicacite-ref-friedman-1985-52-1-1[1].
Il 10 agosto 1904, nel corso della mwjqbattaglia del Mar Giallo, la mwjgMarina imperiale russa ingaggiò i giapponesi nel duello di artiglieria combattuto alla distanza più elevata fino a quel momento: le navi da battaglia russe erano equipaggiate con mwjwtelemetri Liuzhol capaci di un raggio effettivo di 4mwka 000 metri mentre le unità giapponesi disponevano di telemetri Barr and Stroud che raggiungevano la distanza di 6mwkg 000 metri, ma entrambe le parti furono capaci di colpire l'avversario con i loro cannoni principali da 305mwkw mm alla distanza di 13mwla 000 metri, suscitando vivida impressione in ingegneri e strateghi navalicite-ref-12[12].
Navi di transizione
Un passo successivo nell'evoluzione delle navi da battaglia fu di ridurre il numero di pezzi dell'artiglieria secondaria a tiro rapido in favore di cannoni più pesanti, tipicamente pezzi da 234 o 254mwoa mm; un'ulteriore innovazione fu poi quella di installare i pezzi secondari in torrette rotanti collocate a centro nave, invece che in mwoqbarbette come nelle precedenti classi di unità. Le navi così equipaggiate furono indicate come mwogall-big-gun mixed-calibre o, più tardi, come "semi-dreadnought": questa tipologia comprendeva le britanniche mwowclasse King Edward VII e mwpaclasse Lord Nelson, la russa classe Andrei Pervozvanny, le giapponesi mwpgclasse Katori, mwpwclasse Satsuma e mwqaclasse Kawachi, le statunitensi mwqqclasse Connecticut e mwqgclasse Mississippi, la francese mwqwclasse Danton, l'italiana mwraclasse Regina Elena e l'austro-ungarica mwrqclasse Radetzky.
La progettazione di queste classi di unità finì per comprendere discussioni circa il concetto di "corazzata monocalibro"cite-ref-13[13]: l'edizione del giugno 1902 del mwswProceedings of the US Naval Institute conteneva commenti dell'esperto di artiglieria della United States Navy, professor P.R. Alger, circa la proposta di una batteria principale per una nave comprendente otto cannoni da 305mwta mm montati in torrette rotanti binate, mentre nel maggio 1902 il Bureau of Construction and Repair (l'ufficio incaricato della progettazione e costruzione delle unità statunitensi) propose la costruzione di una corazzata dotata di dodici cannoni da 305mwtg mm in sei torri binate, due collocate alle estremità mwtwprodiera e mwuapoppiera dello scafo e quattro concentrate a mezza navecite-ref-14[14]. Nel dicembre 1902 il mwvqcapitano di corvetta H.C. Poundstone sottopose una relazione al presidente statunitense mwvgTheodore Roosevelt circa le navi da battaglia: in una appendice di tale scritto, Poundstone suggerì che un gran numero di cannoni da 279mwvw mm e 229mwwa mm fosse da preferire a un più piccolo numero di pezzi da 305mwwq mmcite-ref-friedman-1985-52-1-2[1]. Il mwxgNaval War College e il Bureau of Construction and Repair svilupparono questo insieme di idee nel corso di vari studi intrapresi tra il 1903 e il 1905: simulazioni eseguite nel luglio 1903 mostrarono che «una nave da battaglia armata con dodici cannoni da 280 o 305 mm disposti a esagono risultava equivalente a tre o più navi da battaglia armate convenzionalmente»cite-ref-15[15].
Anche la Royal Navy stava sviluppando orientamenti simili. Un primo progetto per un «potente armamento mwzaall big-gun in due calibri, cioè quattro pezzi da 305 mm e dodici da 234 mm» iniziò a circolare tra il 1902 e il 1903, ma nel suo programma di costruzioni navali per il biennio 1903-04 l'mwzqAmmiragliato optò invece per realizzare ulteriori tre unità classe King Edward VII armate con un miscuglio di pezzi da 305, 234 e 152mwzg mmcite-ref-16[16]. Il concetto di mw0wall big-gun fu fatto rivivere nel programma per il biennio 1904-05, riguardante la realizzazione della classe Lord Nelson: restrizioni sulla lunghezza e larghezza dello scafo comportarono che le torrette collocate a centro nave fossero dotate di un unico pezzo invece che di due, dando così un armamento di quattro cannoni da 305mw1a mm e dieci da 234mw1q mm. Il progettista delle Lord Nelson, J.H. Narbeth, propose anche un disegno alternativo per queste unità comprendente un armamento di dodici cannoni da 305mw1g mm, ma l'Ammiragliato si dimostrò non ancora interessato a una simile ideazionecite-ref-17[17]; l'attaccamento a un tradizionale progetto di unità policalibro era legato anche alla necessità di velocizzare il più possibile la realizzazione delle nuove unità, stante lo stato di tensione internazionale dato dallo scoppio della guerra russo-giapponesecite-ref-18[18].
Verso le dreadnought
La sostituzione dei cannoni da 152 o 203mw5g mm con pezzi da 234 o 254mw5w mm incrementò la forza d'urto di una nave da battaglia, in particolare sulle lunghe distanze, ma un armamento uniformato solo sui grossi calibri offriva anche altri vantaggi tra cui la semplificazione mw6alogistica: ad esempio, nelle analisi riguardanti l'armamento delle nuove unità statunitensi mw6qclasse South Carolina l'ammiraglio mw6gWilliam Sowden Sims e il progettista Homer Poundstone sostennero il vantaggio di una omogeneità nei calibri dei cannoni in termini di rifornimento delle munizioni e di rimpiazzo degli artiglieri rimasti feriti nel corso di un'azionecite-ref-19[19].
Un calibro uniforme per i cannoni era inoltre d'aiuto nel razionalizzare il controllo del fuoco. I progettisti della mw8aDreadnought preferirono un design del tipo mw8qall-big-gun perché ciò implicava solo un'unica serie di calcoli nelle procedure di aggiustamento del tiro in azione: un armamento in più calibri diversi comportava la necessità di controllori del tiro separati per ogni calibro, visto che la gittata di un pezzo da 305mw8g mm non era la stessa di uno da 152mw8w mm nonostante la distanza dal bersaglio fosse identicacite-ref-cita-mackay-p322-20-0[20]. Alcuni storici odierni sottolineano che un calibro uniforme dei cannoni fosse particolarmente importante perché la confusione generata dagli impatti di proiettili differenti con l'acqua provocava notevoli difficoltà a una corretta misurazione delle distanze del bersaglio; questo punto però è controverso, visto che i sistemi di controllo del fuoco del 1905 non erano così avanzati da poter utilizzare la tecnica di misurazione delle distanze basata sulle salve sparatecite-ref-21[21], e la confusione data dagli impatti di proiettili di più calibri diversi non sembra sia stata presa in considerazione durante la progettazione delle prime dreadnoughtcite-ref-cita-mackay-p322-20-1[20]cite-ref-friedman-1985-55-22-0[22]. Tuttavia, la crescente probabilità di ingaggi con il nemico sulle lunghe distanze si rivelò la motivazione più importante per l'imbarco sulle navi da battaglia dei cannoni più pesanti a disposizione all'epoca, e quindi a prediligere il calibro 305mwaqq mm in luogo di quello da 254mwaqu mmcite-ref-friedman-1985-55-22-1[22].
I nuovi progetti per l'installazione dei pezzi da 305mwaqs mm comportarono un considerevole incremento della loro frequenza di fuoco, eliminando uno dei principali vantaggi riconosciuti fino ad allora all'armamento basato su calibri più piccoli: nel 1895 un pezzo da 305mwaqw mm era capace di una frequenza di fuoco di un colpo ogni quattro minuti, nel 1902 un rateo di due colpi al minuto era considerato la normacite-ref-cita-friedman-1978-p98-23-0[23]. Nell'ottobre 1903 l'ingegnere navale italiano mwareVittorio Cuniberti pubblicò sulla rivista mwarimwarmJane's Fighting Ships un articolo intitolato mwarqUna nave da battaglia ideale per la Royal Navy, in cui proponeva il progetto di una nave da 17mwaru 000 mwarytonnellate di mwarcdislocamento armata con dodici pezzi da 305mwarg mm, protetta da una corazzatura spessa 305mwark mm e capace di una velocità di 24 mwaronodi (44mwars km/h)cite-ref-24[24]. L'idea di Cuniberti, già sottoposta all'attenzione della mwasaRegia Marina italiana, era di utilizzare l'alta frequenza di tiro dei nuovi pezzi da 305mwase mm per produrre un devastante volume di fuoco pesante che rimpiazzasse quello generato dai cannoni più leggericite-ref-cita-friedman-1978-p98-23-1[23]. Un qualcosa di simile stava dietro la simultanea transizione della Marina giapponese verso l'impiego di pezzi più pesanti: nel corso della mwasybattaglia di Tsushima, i proiettili impiegati dai giapponesi contenevano una proporzione di alto esplosivo più elevata del normale e furono progettati per esplodere al contatto, appiccando incendi sulle navi nemiche invece di tentare di perforarne la corazzaturacite-ref-25[25]. La maggior frequenza di fuoco dei pezzi pesanti gettò poi le basi per l'ulteriore evoluzione dei sistemi di controllo del tirocite-ref-cita-friedman-1978-p98-23-2[23].
Le prime dreadnought
In Giappone, le due nuove navi da battaglia ordinate sulla base del piano di costruzioni navali per il 1903-04 furono le prime al mondo a essere impostate secondo lo schema della mwatyall-big-gun ship, equipaggiate come erano con otto cannoni da 305mwatc mm; la corazzatura era però relativamente sottile, con conseguente necessità di una sua sostanziale riprogettazionecite-ref-26[26]. Le ristrettezze finanziarie causate dalla guerra russo-giapponese e la scarsa disponibilità di cannoni da 305mwatw mm (che dovevano essere importati dal Regno Unito) portarono al completamento di queste unità con un miscuglio di pezzi da 305 e 254mwat0 mm; secondo il progetto originario, poi, l'apparato propulsivo era inoltre ancora basato su tradizionali motori a vapore a tripla espansione, invece di quello più innovativo installato sulla mwat4Dreadnoughtcite-ref-cita-evans-peattie-p159-3-1[3].
L'esordio della prima dreadnought si ebbe nell'ottobre 1905 nel Regno Unito. L'ammiraglio John Fisher, ora mwauqPrimo lord del mare, era stato a lungo un sostenitore dell'introduzione di nuove tecnologie nella Royal Navy e di recente era stato convinto dell'idea di una corazzata mwauuall-big-gun, la cui realizzazione aveva sostenuto in un articolo del 1904cite-ref-27[27]. Fisher è generalmente accreditato come il creatore della categoria delle dreadnought e il padre della grande flotta di navi da battaglia monocalibro della Royal Navy, un'impressione che lui stesso fece molto per rafforzare; alcuni storici ritengono tuttavia che l'obiettivo centrale di Fisher fosse la realizzazione degli ancora più rivoluzionari mwauoincrociatori da battaglia piuttosto che le dreadnoughtcite-ref-28[28].
Giusto poco dopo essere entrato in carica come Primo lord del mare, Fisher istituì un comitato per considerare le scelte future in materia di navi da battaglia e mwavaincrociatori corazzaticite-ref-cita-gardiner-p15-4-1[4]. Il primo compito del comitato fu quello di prendere in considerazione la progettazione di una nuova corazzata: le specifiche formulate prevedevano una batteria principale di cannoni da 305mwavu mm e una secondaria di pezzi leggeri per il contrasto agli attacchi di mwavytorpediniere, ma senza una batteria di pezzi in calibro intermedio, e una velocità massima di 21 nodi (39mwavc km/h) la quale risultava di due o tre nodi più alta di quella mai raggiunta dalle navi da battaglia fino ad allora costruitecite-ref-cita-breyer-p115-29-0[29]. Il progetto iniziale prevedeva l'installazione di dodici cannoni da 305mwavw mm, anche se problemi con la loro collocazione spinsero il capo progettista a proporre il ritorno a una configurazione tradizionale con quattro pezzi da 305mwav0 mm e sedici o diciotto da 234mwav4 mm; dopo l'analisi dei rapporti concernenti la battaglia di Tsushima formulati dall'osservatore ufficiale britannico presente allo scontro, l'allora capitano mwav8William Pakenham, il comitato si orientò definitivamente per una batteria principale di dieci cannoni da 305mwawa mm e una secondaria anti-siluranti da ventidue cannoni da 76mwawe mmcite-ref-cita-breyer-p115-29-1[29]. Il comitato spinse inoltre per dotare la nuova nave di un apparato propulsivo basato su turbine a vapore, cosa senza precedenti per una nave da battaglia: la grande efficienza data dalle turbine consentiva di raggiungere la velocità di progetto di 21 nodi senza dover ingrandire lo scafo per poter ospitare i più grandi mwawymotori a movimento alternativo capaci di simili prestazionicite-ref-30[30]. La costruzione della mwawsDreadnought procedette speditamente: la mwawwchiglia fu impostata il 2 ottobre 1905 e la nave varata il 10 febbraio 1906 per poi entrare in servizio il 3 ottobre 1906, un'impressionante dimostrazione delle capacità dell'industria cantieristica britannica dell'epocacite-ref-cita-gardiner-p15-4-2[4].
Le prime dreadnought statunitensi furono le due unità della mwaxiclasse South Carolina. Progetti dettagliati per la loro realizzazione furono stilati tra il luglio e il novembre 1905, e approvati poi dal mwaxmBoard of Construction il 23 novembre 1905cite-ref-31[31]; la costruzione procedette lentamente: il contratto per la loro realizzazione fu sottoscritto il 21 luglio 1906 e le due navi impostate nel dicembre seguente, dopo il completamento della mwaxgDredanoughtcite-ref-32[32]cite-ref-33[33].
Caratteristiche
I progettisti delle dreadnought cercarono di concentrare la maggior quantità possibile di corazzatura, velocità e potenza di fuoco in una nave dalle dimensioni e dal costo non proibitivi. Il carattere distintivo delle dreadnought era l'armamento mwaymall-big-gun, ma esse si caratterizzarono anche per la spessa corazzatura concentrata principalmente in una cintura posta lungo la mwayqlinea di galleggiamento e in uno o più mwayuponti corazzati; nello scafo dovettero inoltre essere integrati anche un armamento secondario anti-siluranti, sistemi di controllo del fuoco e di comando della nave, e protezioni contro la minaccia dei siluricite-ref-34[34].
L'inevitabile conseguenza della domanda di sempre maggiore velocità, forza d'urto e autonomia delle unità fu la tendenza a un rapido accrescimento del dislocamento, e quindi dei costi di realizzazione, delle dreadnought. Il mwaystrattato navale di Washington del 1922 impose un limite di 35mwayw 000 tonnellate al dislocamento delle navi da battaglia, ma il ritiro del Giappone dal trattato negli mway0anni 1930 e lo scoppio della mway4seconda guerra mondiale resero ben presto irrilevante anche questo limitecite-ref-35[35].
Armamento
Le dreadnought montavano una batteria principale uniforme di cannoni di grosso calibro, anche se con caratteristiche differenti da classe a classe. La mwaz4Dreadnought originale montava dieci cannoni da 305mwaz8 mm, un calibro divenuto standard per la maggior parte delle marine militari impegnate nella corsa alle corazzate monocalibro e utilizzato per tutte le dreadnought di prima generazione; la mwaaaKaiserliche Marine tedesca fu una delle poche eccezioni, preferendo per la sua prima classe di dreadnought, la mwaaeclasse Nassau, il calibro di 280mwaai mm per i suoi pezzi principalicite-ref-36[36].
Le dreadnought portavano poi un armamento di artiglieria secondario in calibro più leggero. Le prime dreadnought avevano pezzi di piccolo calibro progettati essenzialmente per contrastare gli attacchi di siluranti leggere, ma in seguito il calibro dei pezzi secondari prese a crescere per contrastare il parallelo incremento del raggio dei siluri e delle dimensioni delle unità siluranti; a partire dalla prima guerra mondiale, poi, si aggiunsero svariati pezzi di artiglieria contraereacite-ref-37[37].
Le dreadnought imbarcarono anche loro stesse apparati di tubi lanciasiluri: l'idea era che una linea di navi da battaglia così equipaggiate potesse riversare una devastante salva di siluri contro una linea di navi nemiche che si muovesse in parallelo a essa, ma a conti fatti siluri lanciati da navi da battaglia fecero registrare pochissimi centri, mentre le scorte di torpedini ammassate sul ponte potevano causare devastanti esplosioni se centrate dal fuoco nemicocite-ref-38[38].
Posizionamento dei cannoni principali
L'efficienza dei cannoni di una nave da battaglia dipende almeno in parte dalla loro collocazione sullo scafo. La mwabgDreadnought, e le corazzate britanniche immediatamente derivate da essa, imbarcavano cinque torri binate per i pezzi da 305mwabk mm: una collocata a prua, una a poppa, una a centro nave e due sui due lati della sovrastruttura principale; questo consentiva a tre torri di fare fuoco in avanti ("in caccia") o indietro ("in ritirata"), e a quattro torri di fare fuoco dalla fiancata ("in mwabobordata"). Le classi Nassau ed mwabsHelgoland della Marina tedesca adottarono una configurazione "a esagono" per le loro torri, con una collocata a prua, una a poppa e due lungo ciascuna fiancata: ciò consentiva di montare più cannoni in totale delle navi britanniche, ma manteneva inalterato il numero di pezzi che sparavano in bordatacite-ref-cita-breyer-p263-39-0[39].
I progettisti tentarono varie sperimentazioni. La britannica mwaceNeptune disallineò le torri collocate di lato alla sovrastruttura in modo che tutti e dieci i pezzi potessero essere allineati per il fuoco in bordata, una soluzione adottata anche dalle tedesche mwacmclasse Kaiser; ciò però causava il rischio di danni da esplosione alle parti della nave sopra cui i cannoni sparavano, e sottoponeva a forte stress il telaio dello scafocite-ref-cita-friedman-1978-p134-40-0[40]. Una soluzione per minimizzare le sollecitazioni al telaio era quella di concentrare le torri lungo l'asse centrale della nave, e per quanto ciò riducesse il numero di pezzi capaci di sparare in caccia o in ritirata aumentava invece quello dei pezzi che sparavano in bordata; l'adozione di questo schema impose di aumentare la lunghezza dello scafo, causando però nuovi problemi: uno scafo più lungo richiedeva una corazzatura più estesa per essere protetto con conseguente incremento di costi e peso della nave, e i magazzini delle munizioni che servivano ogni torre causavano problemi con la collocazione delle sale macchine e dei motori. Per tali ragioni la mwacgHMS Agincourt, che imbarcava un record di quattordici pezzi da 305mwack mm in sette torri concentrate lungo l'asse centrale non fu considerata un progetto di successocite-ref-41[41].
La soluzione fu di adottare uno schema di torri sovrapposte le une alle altre, in modo che quella collocata superiormente potesse sparare al di sopra di quella collocata inferiormente. La United States Navy fu la prima ad adottare tale schema già dalla sua prima classe di dreadnought nel 1906, ma le altre marine furono più lente ad adottarlo (la Royal Navy lo introdusse solo con la mwaduclasse Orion del 1910, i tedeschi con la mwadyclasse König del 1914) a causa di una serie di potenziali problemi: vi erano preoccupazioni circa l'impatto dell'esplosione dei cannoni della torre superiore sulla torre inferiore, e sollevare le torri rispetto allo scafo sollevava il mwadccentro di gravità della nave stessa, con conseguente possibilità di riduzione della sua stabilità. Ciononostante la soluzione a torri sovrapposte garantiva la massima potenza di fuoco, e all'epoca della prima guerra mondiale era ormai divenuta lo standard per le dreadnoughtcite-ref-cita-friedman-1978-p134-40-1[40].
Inizialmente, tutte le dreadnought ebbero due cannoni per torre. Una soluzione al problema della collocazione delle torri fu quella di aumentare a tre o anche a quattro il numero di cannoni per ogni torre: meno torri significava poter contenere la lunghezza della nave o poter dedicare più spazio all'apparato propulsivo, ma comportava d'altra parte che un colpo messo a segno dal nemico su una torre metteva fuori combattimento un numero maggiore di cannoni; inoltre, l'onda d'urto generata dalle detonazioni di un pezzo rischiava di interferire con il puntamento degli altri cannoni della stessa torre, con conseguente riduzione del ritmo di fuoco. La prima nazione ad adottare la configurazione a torri triple fu l'Italia con la mwad0mwad4Dante Alighieri, seguita poi dalle russe mwad8classe Gangutcite-ref-42[42], dall'austro-ungarica mwaeqclasse Tegetthoff e dalla statunitense mwaeuclasse Nevada; la Royal Navy non adottò le torri triple fino alla fine della prima guerra mondiale, introducendole sulle unità mwaeyclasse Nelson, mentre torri quadruple comparvero solo in progetti dei tardi mwaecanni 1930 come la britannica mwaegclasse King George V e la francese mwaekclasse Richelieu.
Calibro e potenza dell'armamento principale
Oltre che provare a incrementare il numero di cannoni per nave, si tentò anche di aumentare la potenza di ciascun cannone sia incrementando il calibro dell'arma e quindi il peso del proiettile sparato, sia allungando la canna dell'arma per aumentare la mwafavelocità alla volata. Entrambe queste soluzioni consentivano di incrementare la gittata e la capacità di penetrazione delle corazze, ma generavano anche degli svantaggicite-ref-43[43]: in generale, una maggior velocità alla volata comportava una maggiore usura della mwafucanna, con conseguente perdita di precisione di tiro e necessità di sostituzione periodica delle canne stesse, un problema non da poco per l'epocacite-ref-44[44]. Gli svantaggi dati da cannoni di calibro maggiore erano dovuti alla necessità di cannoni e quindi di torri di più grandi dimensioni; inoltre, proiettili più pesanti comportavano velocità alla volata più ridotte, con conseguente necessità di un maggior angolo di elevazione del pezzo per raggiungere la stessa gittata di un cannone di calibro minore. Proiettili dal peso maggiore avevano però il vantaggio di essere meno rallentati dalla resistenza offerta dall'aria, mantenendo quindi una forte capacità di penetrazione delle corazze anche su tiri alla lunga distanzacite-ref-cita-friedman-1978-p130-45-0[45].
Le varie marine militari affrontarono il problema del calibro dei pezzi principali in differenti maniere. La Marina tedesca generalmente predilesse un calibro più leggero rispetto all'equivalente utilizzato dalla Royal Navy britannica, adottando ad esempio il 305mwaf8 mm quando i britannici erano già passati al 343mwaga mm; vista la più evoluta industria mwagemetallurgica della Germania, tuttavia, i cannoni tedeschi risultavano possedere una velocità alla volata maggiore dei corrispondenti pezzi britannici al punto che un 305mwagi mm tedesco poteva essere considerato equivalente a un 343mwagm mm britannico, con l'aggiunta che avere cannoni più piccoli consentiva di destinare maggior peso alla corazzatura della navecite-ref-cita-friedman-1978-p130-45-1[45].
Con il passare del tempo, comunque, il calibro dei pezzi principali delle dreadnought tese a incrementare. Le britanniche mwagkclasse Orion, varate nel 1910, ebbero dieci pezzi da 343mwago mm, mentre le successive mwagsclasse Queen Elizabeth varate nel 1913 ricevettero otto dei nuovi pezzi da 381mwagw mm; l'aumento del calibro consentiva di ridurre il numero complessivo di cannoni e torri, semplificando la loro distribuzione sullo scafo e portando all'adozione come standard della collocazione delle torri lungo l'asse centrale della navecite-ref-46[46]. Un ulteriore incremento si ebbe con le dreadnought progettate verso la fine della prima guerra mondiale: le giapponesi mwaheclasse Nagato del 1917 imbarcarono otto cannoni da 410mwahi mm, rapidamente adottati anche dalle contemporanee mwahmclasse Colorado statunitensi; sia il Giappone che il Regno Unito progettarono navi da battaglia con cannoni calibro 457mwahq mm, ma il trattato navale di Washington impose un calibro massimo di 410mwahu mm che bloccò per un certo tempo lo sviluppo di pezzi più grandicite-ref-47[47].
Le uniche navi da battaglia a superare il limite del trattato di Washington furono le mwahsclasse Yamato giapponesi, impostate nel 1937 (quando il trattato stesso era ormai scaduto) e dotate di nove cannoni da 460mwahw mmcite-ref-48[48]. Alcuni progetti formulati durante la seconda guerra mondiale prevedevano calibri giganteschi, come i cannoni da 508mwaie mm proposti per le tedesche mwaiiclasse H (con mwaimHitler che chiedeva pezzi ancora più grandi, da 609mwaiq mm)cite-ref-49[49] e i cannoni da 510mwaik mm progettati per le giapponesi mwaioclasse A-150cite-ref-50[50]; tutte queste proposte comunque non andarono oltre lo stadio di progetto.
Armamento secondario
Le prime dreadnought tendevano ad avere un armamento secondario molto leggero, principalmente destinato al contrasto di unità siluranti. La stessa mwajyDreadnought originale imbarcava ventidue cannoni da 76mwajc mm capaci di un rateo di fuoco di 15 colpi al minutocite-ref-51[51], armamento simile alle South Carolina e alle altre prime dreadnought statunitensicite-ref-52[52]. A questo stadio ci si aspettava che le unità torpediniere portassero i loro attacchi in maniera indipendente e separata dall'azione della flotta principale, e per tale ragione non si prevedeva la necessità di proteggere con scudi o altre forme di corazzatura i cannoni secondari, generalmente installati in posizioni sopraelevate al fine di minimizzare il peso e massimizzare l'arco di tirocite-ref-53[53].
Nel corso di pochi anni, tuttavia, nell'ambito delle unità siluranti si impose il modello del mwakucacciatorpediniere, nave di maggiori dimensioni e più pesantemente armata rispetto alle torpediniere originali; i cacciatorpediniere, inoltre, tesero a essere impiegati in azioni coordinate con gli incrociatori e le navi da battaglia, imponendo quindi la necessità di proteggere l'armamento secondario tanto dal tiro dell'artiglieria delle siluranti quanto da quello dell'artiglieria delle navi più pesanti. Questa filosofia riguardo all'armamento secondario fu adottata dai tedeschi fin dalle loro prime dreadnought: le classe Nassau, ad esempio, imbarcavano dodici cannoni da 150mwaky mm e sedici pezzi da 88mwakc mm protetti da mwakgbarbette o mwakkcasematte corazzate, una sistemazione adottata poi dalle successive classi di dreadnoughtcite-ref-cita-breyer-p263-39-1[39]. La Royal Navy incrementò il calibro dei pezzi secondari prima a 100mwak4 mm e poi a 150mwak8 mm, quest'ultimo divenuto calibro standard all'inizio della prima guerra mondialecite-ref-54[54]; gli statunitensi si standardizzarono inizialmente sul calibro di 130mwalq mm, ma passarono al 150mwalu mm nel periodo successivo alla prima guerra mondialecite-ref-55[55].
All'armamento secondario furono poi assegnati anche altri compiti: si ritenne che un cannone di medio calibro fosse in grado di piazzare un colpo preciso contro il sistema di controllo del fuoco di una dreadnought, molto sensibile ai danni, o che i pezzi di medio calibro potessero risultare utili nel respingere attacchi di incrociatori contro una nave da battaglia rimasta danneggiatacite-ref-56[56]; tra gli anni 1920 e gli anni 1930, poi, compito dell'armamento secondario divenne anche la difesa contraerea, spesso con l'imbarco di pezzi da impiego duale antinave/antiaereo. L'armamento secondario delle dreadnought risultò però, su tutta la linea, insoddisfacente: un colpo di un cannone di piccolo calibro non era in grado di immobilizzare un moderno cacciatorpediniere, mentre i pezzi più pesanti spesso non erano in grado in puntare le veloci siluranti, una circostanza messa bene in luce durante la battaglia dello Jutland; l'installazione dei pezzi in casematte corazzate comportò problemi: collocate molto in basso sullo scafo, tendevano spesso a essere allagate dalle ondate del mare e in molte classi di dreadnought i cannoni secondari furono spesso rimossi dalle casematte e piazzati in torrette girevoli sul ponte principale e attorno alla sovrastruttura. In generale, l'unico sistema veramente efficace per proteggere una dreadnought dagli attacchi delle siluranti veloci era di farla scortare da uno squadrone di propri cacciatorpedinierecite-ref-57[57].
Corazzatura
Molto del dislocamento (e quindi del peso) di una dreadnought era destinato alle placcature d'acciaio della corazzatura della nave. I progettisti spesero molto tempo e sforzi per ideare la migliore protezione possibile contro le varie insidie che una dreadnought poteva trovarsi ad affrontare; solo un certo quantitativo di peso poteva però essere destinato alle corazze, pena il peggiorare notevolmente altre caratteristiche come la velocità, il numero di cannoni e la stabilità in marecite-ref-58[58].
La maggior parte della corazzatura di una dreadnought era concentrata nella cosiddetta "cittadella corazzata": questa era sostanzialmente una scatola con quattro pareti e un tetto corazzati, racchiudente al suo interno le parti vitali della nave. I fianchi della cittadella costituivano la "cintura corazzata" della nave, che iniziava dallo scafo appena davanti alla torre di artiglieria posta più a prua e correva fino alla torre di artiglieria posta più a poppa; le parti terminali della cittadella erano costituite da due mwam8paratie corazzate che si estendeva tra le estremità della cintura sia a prua che a poppa, mentre il "tetto" della cittadella era rappresentato da un mwanaponte corazzato. All'interno della cittadella corazzata erano concentrate le mwanecaldaie, gli organi motore e i depositi di munizioni per l'armamento principale: un colpo messo a segno in una di queste aree poteva gravemente danneggiare o anche distruggere completamente la nave. Il "pavimento" della cittadella era costituito dalla parte terminale dello scafo della nave, la quale però non era corazzatacite-ref-59[59].
Le prime dreadnought erano destinate a prendere parte a una battaglia campale contro altre navi da battaglia a distanze fino a 9mwans 100 metri: in un simile scenario, i proiettili dei cannoni percorrevano una traiettoria relativamente piatta, e un colpo avrebbe dovuto centrare direttamente la linea di galleggiamento o l'area poco al di sopra di essa per causare danni mortali a una nave da battaglia; per tale ragione, le prime dreadnought concentravano la loro protezione in una cintura corazzata lungo le fiancate della nave, che nella mwanwDreadnought stessa raggiungeva i 280mwan0 mm di spessore. Dietro questa cintura erano poi collocati i depositi del carbone, per fornire ulteriore protezione agli organi interni della nave. In uno scontro di questo tipo vi era un pericolo minore di danni indiretti per le parti vitali della nave: un proiettile che avesse colpito sopra la cintura corazzata poteva detonare e spargere schegge in tutte le direzioni, ma queste, per quanto pericolose, potevano essere bloccate anche da una corazzatura più sottile; per tale ragione, i ponti corazzati che proteggevano le parti interne della nave da colpi esplosi sulla sovrastruttura erano molto meno spessi della cintura che correva lungo le fiancatecite-ref-60[60].
In tutte le navi da battaglia la protezione migliore era riservata alla cittadella corazzata. Alcune nazioni, in particolare Regno Unito, Francia e Germania, estesero la cintura e il ponte corazzato fino a coprire la parte terminale della nave o protessero con una cintura corazzatura più sottile le estremità dello scafo; questa corazza "conica" consentiva di proteggere una zona più estesa della nave, il che era utile quando la minaccia principale era costituita da proiettili ad alto esplosivo, ma di converso tendeva a rendere più bassa nel complesso la cintura corazzata, rendendola capace di proteggere solo una piccola striscia al di sopra della linea di galleggiamento: in alcuni casi, con la nave a pieno carico, la cintura stessa veniva a trovarsi interamente al di sotto del livello dell'acquacite-ref-61[61]. L'alternativa, sviluppata in particolare dagli Stati Uniti, era lo schema di protezione "tutto o niente": la cintura corazzata era alta e spessa e il ponte corazzato molto ispessito, ma nessuna protezione era data alla parte iniziale e finale della nave fuori dalla cittadella o ai ponti più elevati; lo schema "tutto o niente" era più efficace contro i proiettili perforanti e negli scontri combattuti a lunga distanza, e fu ben presto adottato da tutte le principali marine militari nel periodo successivo alla prima guerra mondialecite-ref-62[62]. La protezione dai proiettili perforanti sparati con traiettoria balistica e dalle bombe sganciate dagli aerei impose poi nuove riprogettazioni della corazzatura; i successivi progetti delle dreadnought comportarono un notevole ispessimento della cintura e del ponte corazzatocite-ref-63[63]: la giapponese mwao8classe Yamato portava una cintura corazzata spessa 410mwapa mm e un ponte corazzato spesso 230mwape mmcite-ref-64[64].
Altro elemento del sistema di protezione delle prime dreadnought era la suddivisione della parte della nave al di sotto della linea di galleggiamento in diversi scompartimenti a tenuta stagna: se lo scafo veniva perforato da colpi d'artiglieria, mwapcmine, siluri o a causa di una collisione, in teoria solo una zona circoscritta sarebbe stata invasa dall'acqua senza causare l'affondamento della nave; per rendere questa precauzione ancora più efficace, varie dreadnought non avevano portelli di comunicazione tra una sezione stagna e l'altracite-ref-65[65]. Una notevole evoluzione della protezione delle dreadnought fu lo sviluppo della mwapwcontrocarena anti-siluro e della cintura anti-siluro, due accorgimenti entrambi destinati ad aumentare la protezione subacquea della nave contro danni causati da mine e siluri; lo scopo di queste protezioni subacquee era di assorbire la forza di una detonazione prima che essa impattasse contro lo scafo vero e proprio: ciò veniva ottenuto costruendo lungo la fiancata dello scafo una paratia interna, generalmente blindata per resistere a eventuali schegge, separata dallo scafo esterno da uno o più scomparti, di solito lasciati vuoti o riempiti di carbone, acqua o naftacite-ref-66[66].
Propulsione
Le macchine
Le dreadnought erano spinte da due o quattro mwaqselichecite-ref-67[67]: la mwaraDreadnought stessa, e tutte le dreadnought britanniche, aveva gli alberi delle eliche azionati da mwareturbine a vapore, mentre la prima generazione di dreadnought costruite in altre nazioni utilizzava ancora i mwarimotori a vapore a tripla espansione già divenuti standard per le precedenti corazzate policalibrocite-ref-68[68].
A parità di volume delle macchine, le turbine offrivano una maggiore mwargpotenza rispetto ai mwarkmotori a movimento alternativocite-ref-cita-friedman-1978-p91-69-0[69] e questo, unitamente alla collaborazione offerta dallo stesso inventore della turbina a vapore, mwar4Charles Algernon Parsons, convinse la Royal Navy a optare fin da subito per essecite-ref-70[70]. Si dice spesso che le turbine avevano anche il beneficio aggiuntivo di essere più pulite e affidabili dei motori alternativicite-ref-71[71], sebbene nel 1905 i modelli di motore alternativo disponibili fossero ormai più affidabili dei modelli precedenticite-ref-cita-friedman-1978-p91-69-1[69]. Le turbine presentavano però anche svantaggi: alla velocità di crociera, molto più bassa della massima velocità, le turbine erano marcatamente meno efficienti rispetto ai motori alternativi per quanto riguardava il consumo di carburante, una caratteristica molto importante per marine militari che richiedevano per le loro navi una lunga autonomia (come quella statunitense, che pianificava una guerra contro il Giappone nelle acque delle mwassFilippine dopo una lunga traversata dell'mwaswoceano Pacifico)cite-ref-72[72]; la soluzione a questo problema, che alla fine fu adottata in via generale, fu quella di costruire turbine con riduttori, dove degli ingranaggi riducevano il tasso di rotazione delle eliche dando quindi una maggiore efficienza: questa soluzione richiedeva estrema precisione tecnica nella costruzione degli ingranaggi, e quindi fu difficile da implementarecite-ref-73[73].
Un'alternativa alle turbine fu l'adozione della trasmissione turbo-elettrica, dove le turbine a vapore venivano usate per generare corrente elettrica che era poi impiegata per azionare i motori veri e propri; questa soluzione fu particolarmente apprezzata dalla United States Navy, che la impiegò per tutte le sue dreadnought costruite tra il 1915 e il 1922. I vantaggi di questo metodo erano il suo basso costo, la possibilità di adottare una compartimentazione subacquea molto stretta, e buone prestazioni di poppa; gli svantaggi erano rappresentati dal fatto che le macchine erano pesanti e vulnerabili a danni riportati in combattimento, in particolare in caso di allagamenti degli apparati elettricicite-ref-74[74]. I mwatsmotori Diesel furono presi in considerazione da alcune nazioni come alternativa alle turbine: questi offrivano un'autonomia molto elevata e richiedevano meno spazio in lunghezza per essere montati, ma erano anche più pesanti, necessitavano di maggiore spazio in verticale, offrivano meno potenza e in generale venivano ritenuti inaffidabilicite-ref-75[75]cite-ref-76[76].
Il carburante
La prima generazione di dreadnought impiegava il mwauycarbone come carburante per le mwauccaldaie che alimentavano le turbine a vapore; il carbone era impiegato come carburante fin dalle prime navi a vapore militari, ma presentava diversi svantaggi: caricare il carbone nei serbatoi della nave e trasportarlo poi da questi alle caldaie richiedeva molto lavoro, le caldaie si intasavano di cenere, la combustione generava una densa nube di fumo nero che indicava la posizione di una flotta a chilometri di distanza e interferiva con la visibilità, le segnalazioni e il controllo del tiro della nave, e il carbone stesso aveva un relativamente basso mwaugrendimento termodinamicocite-ref-friedman-1978-93-77-0[77].
Una propulsione basata sulla combustione di mwau4olio combustibile offriva maggiori vantaggi sia per i progettisti sia per gli ufficiali in mare: l'olio produceva un fumo meno denso riducendo la visibilità della nave sulle lunghe distanze, e poteva essere riversato nelle caldaie tramite semplici tubature senza impiegare per questo squadre numerose di mwau8fuochisti; l'olio aveva un rendimento termodinamico circa doppio del carbone, e questo comportava da un lato che le caldaie stesse potevano essere più piccole, dall'altro che a parità di volume di carburante una nave alimentata a olio sviluppava un'autonomia maggiore di una alimentata a carbonecite-ref-friedman-1978-93-77-1[77]. Vi erano comunque alcuni problemi tecnici con l'alimentazione a olio combustibile, connessi alla differente distribuzione dei pesi rispetto a un'equivalente quantità di carbonecite-ref-friedman-1978-93-77-2[77], e alla difficoltà a pompare un liquido così mwavgviscosocite-ref-78[78]; il problema principale, comunque, era la necessità per molti Stati di dover importare l'olio combustibile da fonti esterne: per tale ragione, diverse marine militari adottarono una propulsione ad alimentazione duale, bruciando nelle caldaie carbone spruzzato con olio combustibilecite-ref-cita-brown-p23-79-0[79].
Gli Stati Uniti disponevano di larghe riserve di olio combustibile e la Marina statunitense fu la prima ad introdurre la propulsione alimentata a olio, adottata per la prima volta per le unità classe Nevada del 1911cite-ref-80[80]. Nel Regno Unito, l'ammiraglio Fisher sostenne la necessità di un'alimentazione a olio fin dal 1901cite-ref-81[81], ma questa fu adottata solo a partire dalla classe Queen Elizabeth del 1912cite-ref-cita-brown-p23-79-1[79]; già per la successiva mwaw4classe Revenge si prospettò l'ipotesi di adottare un'alimentazione mista carbone-olio, ma Fisher insistette per mantenere unicamente la propulsione a olio combustibilecite-ref-82[82]. Svariate altre marine militari mantennero l'alimentazione mista almeno fino alla conclusione della prima guerra mondialecite-ref-83[83].
La costruzione delle dreadnought
Lo sviluppo delle dreadnought si inserì in una corsa internazionale agli armamenti navali già iniziata negli anni 1890: la Royal Navy aveva un notevole vantaggio numerico sulle rivali in materia di corazzate policalibrocite-ref-84[84], ma diverse nazioni come Stati Uniti, Giappone e Germania, avviate a costruire proprie grandi flotte nazionali, stavano ormai progettando o mettendo in cantiere unità secondo lo schema della mwaymall-big-gun ship e per continuare a garantirsi il primato sui mari il Regno Unito si impegnò ben presto a procurarsi un solido nucleo di queste nuove unitàcite-ref-85[85].
La corsa alle dreadnought accelerò ben presto, ponendo oneri sempre più consistenti alle finanze dei governi impegnati in essa. La realizzazione delle prime dreadnought non era più costosa della costruzione delle corazzate policalibro di ultima generazione, ma il costo delle navi da battaglia non fece che aumentare con il passare del tempo: la costruzione della mwaykDreadnought costò 1mwayo 783mways 000 mwaywsterline (171 milioni al cambio attuale), cifra di poco superiore a 1mway0 540mway4 000 sterline (148 milioni odierni) necessario per la costruzione di un'unità dell'ultima classe di pre-dreadnought britanniche, la classe Nelson; otto anni più tardi, la realizzazione di una dreadnought della nuova classe Queen Elizabeth necessitava di 2mway8 300mwaza 000 sterline (202 milioni odierni)cite-ref-86[86]. Nonostante il loro costo, le dreadnought divennero un elemento cruciale del potere navale di uno Stato: ogni nave da battaglia era un simbolo del prestigio e della potenza di una nazione, similmente alle mwazutestate nucleari durante l'epoca della mwazyguerra freddacite-ref-87[87]; tutte le più importanti nazioni europee come Germania, Francia, Russia, Italia e Austria-Ungheria avviarono programmi di costruzione di proprie dreadnought, e diverse potenze secondarie come mwazsImpero ottomano, Argentina, Cile e Brasile commissionarono ai cantieri britannici o statunitensi la costruzione di proprie dreadnoughtcite-ref-88[88].
La corsa anglo-tedesca alle dreadnought
La realizzazione della mwa0cDreadnought coincise con un periodo di tensioni crescenti tra Regno Unito e Germania: il nuovo Stato tedesco aveva dato avvio negli anni 1890 alla costruzione di una grande flotta da battaglia, come parte di una deliberata politica volta a intaccare la superiorità navale dei britannici; dopo la stipula dell'mwa0gEntente Cordiale tra Regno Unito e Francia nell'aprile 1904, divenne chiaro che il principale nemico dei britannici sarebbe stato la Germania, avviata ormai alla costruzione di una grande e moderna flotta sotto i dettami delle leggi navali promosse dal mwa0kmwa0ogroßadmiral mwa0sAlfred von Tirpitz. La rivalità anglo-tedesca per il predominio sui mari gettò le basi per la costruzione delle due più grandi flotte di dreadnought nel periodo precedente la prima guerra mondialecite-ref-89[89].
La risposta tedesca alla mwa1eDredanought fu la classe Nassau, impostata nel 1907, seguita poi dalla classe Helgoland del 1909 per un totale di dieci nuove navi da battaglia costruite o in costruzione, contrapposte alle dodici unità realizzate dai britannici nel medesimo periodo; le unità britanniche erano più veloci e potenti delle loro equivalenti tedesche, ma un rapporto di 12 a 10 nelle nuove costruzioni era molto lontano dal rapporto di 2 a 1 che la Royal Navy puntava a mantenerecite-ref-90[90]. Nel 1909 il parlamento britannico autorizzò la costruzione di quattro nuove navi da battaglia con la speranza che la Germania sarebbe stata disposta a negoziare un trattato per la fissazione di limiti numerici alla realizzazione di nuove dreadnought; se ciò non fosse stato possibile, altre quattro navi da battaglia sarebbero state autorizzate nel 1910. Unito ad alcune riforme sociali, l'aumento delle tasse necessario a sostenere questo piano di costruzioni innescò una crisi costituzionale nel Regno Unito tra il 1909 e il 1910, ma le otto unità progettate, tra cui le quattro super-dreadnought della nuova classe Orion, furono tutte messe in costruzione unitamente a dei nuovi incrociatori da battaglia per mwa1yAustralia e mwa1cNuova Zelanda; nello stesso periodo, la Germania impostò solo tre nuove navi da battaglia, portando la superiorità del Regno Unito a 22 dreadnought a 13. La fermezza dei britannici dimostrata dal loro programma di costruzioni portò i tedeschi a cercare una fine negoziata alla corsa agli armamenti: il nuovo obiettivo dell'Ammiragliato di mwa1gLondra di un vantaggio del 60% rispetto alla Germania si avvicinava all'offerta di Tirpitz di un rapporto del 50% tra le due marine, ma i colloqui naufragarono sulla questione se le navi da battaglia costruite per le nazioni del mwa1kCommonwealth dovessero essere comprese nel conteggio, oltre che per via di questioni non navali come le richieste tedesche per il riconoscimento del loro possesso dell'mwa1oAlsazia-Lorenacite-ref-91[91].
La corsa alle dreadnought si intensificò tra il 1910 e il 1911, con la Germania che impostò quattro navi da battaglia ogni anno e il Regno Unito che ne impostò cinque. La tensione raggiunse il massimo con l'approvazione della legge navale tedesca del 1912: questa proponeva la costruzione di una flotta di 33 tra dreadnought e incrociatori da battaglia, superando così la consistenza della squadra navale britannica schierata nelle acque di casa; a peggiorare la situazione per il Regno Unito, gli alleati della Germania iniziarono a loro volta a realizzare proprie dreadnought: l'Italia impostò due nuove unità in aggiunta alle quattro già costruite o in costruzione, mentre l'Austria-Ungheria impostò le sue prime quattro dreadnought. Incrementare ulteriormente il ritmo delle costruzioni era impossibile per il Regno Unito visti gli alti costi dei programmi di mwa2aStato sociale avviati all'epoca, e ritirarsi dal mwa2eMediterraneo per concentrarsi unicamente nella difesa delle mwa2iisole britanniche era politicamente inaccettabile e pericoloso per la stabilità dell'mwa2mImpero britannico; vista la situazione, il nuovo mwa2qprimo lord mwa2uWinston Churchill spinse il governo britannico ad abbandonare la precedente politica e a cercare una solida alleanza con la Francia, in modo da affidare ai francesi la gestione della situazione nel Mediterraneo mentre i britannici si concentravano nel mwa2yMare del Nord per fronteggiare i tedeschicite-ref-92[92]. Tra il 1912 e il 1913 il Regno Unito impostò dieci super-dreadnought delle nuove classi Queen Elizabeth e Revenge, introducendo nuovi miglioramenti in fatto di armamento, velocità e corazzatura; nello stesso periodo, la Germania impostò solo cinque nuove dreadnought, visto che molte risorse furono spostate per potenziare l'esercitocite-ref-93[93]
Stati Uniti e Giappone
Le unità statunitensi della classe South Carolina furono le prime dreadnought completate da uno dei rivali del Regno Unito; la pianificazione delle stesse South Carolina era avvenuta prima del varo della mwa3yDreadnought, e vi sono alcune speculazioni sul fatto che i progettisti statunitensi fossero stati influenzati nei loro studi da contatti informali con ufficiali della Royal Navy simpatizzanticite-ref-cita-sondhaus-p216-94-0[94]. Il mwa3sCongresso degli Stati Uniti d'America autorizzò la Marina a costruire due navi da battaglia ma senza superare il dislocamento di 16mwa3w 000 tonnellate: come risultato, le South Carolina dovevano rispettare limiti più rigidi rispetto alla mwa30Dreadnought, e per fare il miglior uso del peso riservato all'armamento tutti i cannoni da 305mwa34 mm furono montati lungo l'asse centrale in torri sovrapposte, il che garantiva un fuoco di bordata uguale alla mwa38Dreadnought ma imbarcando un minor numero di pezzi. Sempre per economizzare sul peso, le South Carolina ricevettero motori a vapore a tripla espansione invece che turbine, e di conseguenza potevano sviluppare solo 18,5 nodi di velocità massima (34,3mwa4a km/h) in luogo dei 22,5 nodi (41,7mwa4e km/h) della mwa4iDreadnought. Per tali ragioni, le prime "vere" dreadnought statunitensi sono spesso considerate quelle della classe Delaware del 1907cite-ref-cita-friedman-1985-p-69-95-0[95]; solo dopo pochi anni dall'entrata in servizio, le South Carolina non potevano più operare tatticamente insieme alle altre dreadnought a causa della loro bassa velocità, e furono destinate a operare insieme alle più vecchie pre-dreadnoughtcite-ref-96[96]cite-ref-97[97]
Le due unità classe Delaware furono le prime navi da battaglia statunitensi a raggiungere la velocità delle dreadnought britanniche; la decisione di realizzare la classe come navi da dieci cannoni e 20mwa5e 500 tonnellate di dislocamento invece che da dodici cannoni e 24mwa5i 000 tonnellate fu molto criticata: la batteria secondaria soffriva a causa degli spruzzi di acqua di mare e la prua era molto bassa sull'acqua. Lo schema alternativo per una nave da dodici cannoni presentava pro e contro, perché i due cannoni in più e una casamatta più bassa avevano dei "costi nascosti": le due torrette laterali indebolivano la tenuta del ponte superiore, e i magazzini delle munizioni per esse venivano a trovarsi molto vicini alle fiancate della nave, debolmente protette contro attacchi subacqueicite-ref-cita-friedman-1985-p-69-95-1[95]cite-ref-98[98]. La Marina statunitense continuò a espandere la sua flotta da battaglia impostando due nuove dreadnought all'anno fino al 1920; gli statunitensi continuarono a prediligere i motori a triplice espansione fino alla classe Nevada del 1912, che montò per la prima volta delle turbine: ciò era dato da un lato da un approccio molto più cauto alla costruzione di questa nuova tipologia di unità, e dall'altro dalla preferenza per una elevata autonomia alla massima velocitàcite-ref-99[99].
Dopo la sua vittoria nella guerra russo-giapponese del 1904-05, il Giappone iniziò a essere preoccupato per un potenziale conflitto contro gli Stati Uniti; il teorico Satō Tetsutarō sviluppò la teoria secondo cui il Giappone doveva possedere una flotta da battaglia almeno pari al 70% di quella statunitense: ciò doveva garantire ai nipponici la possibilità di vincere due battaglie decisive, una contro la mwa6yUnited States Pacific Fleet all'inizio della guerra e una contro la mwa6cUnited States Atlantic Fleet che sarebbe inevitabilmente accorsa in aiuto della primacite-ref-100[100]. La prima priorità per il Giappone fu inizialmente quella di ripristinare le pre-dreadnought catturate ai russi al termine del conflitto, e di completare le nuove unità della classe Satsuma appena impostate; le Satsuma furono progettate prima della mwa6wDreadnought, ma ristrettezze finanziarie date dal recente conflitto comportarono il loro allestimento con un armamento in calibro misto, tanto da farle classificare come "semi-dreadnought". Le successive unità della mwa60classe Kawachi, impostate nel 1909 e completate nel 1912, furono le prime dreadnought giapponesi vere e proprie, equipaggiate come erano di dodici cannoni da 305mwa64 mm che tuttavia appartenevano a due diversi modelli con differente lunghezza della canna, fatto che rendeva difficile il controllo del fuoco nei tiri a lunga distanzacite-ref-101[101].
Altre nazioni
Rispetto ad altre nazioni la Francia fu lenta a iniziare la costruzione di dreadnought, insistendo per completare prima la pianificata mwa7wclasse Danton di pre-dreadnought consistente in sei unità impostate tra il 1907 e il 1908; solo nel settembre 1910 fu impostata la prima dreadnought della nuova mwa70classe Courbet, facendo della Francia l'undicesima nazione a entrare in campo nella "corsa alle dreadnought"cite-ref-sondhaus-215-102-0[102]. Nel suo studio del 1911, Paul Bénazet sostenne che tra il 1896 e il 1911 la Francia decadde dal secondo al quarto posto nella classifica delle maggiori potenze navali mondiali, e attribuì ciò a problemi di routine di manutenzione e di abbandonocite-ref-103[103]; la stretta alleanza stipulata con il Regno Unito rese comunque questa ridotta forza più che adeguata per i bisogni della Franciacite-ref-sondhaus-215-102-1[102].
La mwa8wRegia Marina italiana iniziò la costruzione della sua prima dreadnought, la mwa80mwa84Dante Alighieri, nel 1909, dopo voci circa l'avvio della realizzazione di un'unità simile da parte dell'Austria-Ungheria; a questa seguirono altre cinque dreadnought, tre della mwa88classe Conte di Cavour del 1910 e due della mwa9aclasse Caio Duilio del 1913, consentendo alla marina italiana di mantenere un certo vantaggio sui suoi avversari austro-ungarici. La costruzione delle unità mwa9eclasse Francesco Caracciolo fu cancellata alla fine del primo conflitto mondiale e le Cavour e le Duilio, ricostruite e rimodernate, costituirono il cuore della flotta da battaglia italiana fino all'inizio della seconda guerra mondialecite-ref-104[104].
Nel gennaio 1909, gli ammiragli austro-ungarici fecero circolare un documento in cui chiedevano l'immediata costruzione di una flotta di quattro dreadnought. Una crisi costituzionale in corso nell'impero tra il 1909 e il 1910 impedì che nuove costruzioni fossero approvate dal governo, ma ciò nonostante due dreadnought furono impostate per decisioni spontanee degli stessi costruttori navali, in particolare grazie alle manipolazioni messe in piedi dal capo di stato maggiore della marina ammiraglio mwa9wRudolf Montecuccoli; queste costruzioni furono poi confermate dal governo unitamente all'ordine per altre due unità. Le prime quattro dreadnought della mwa90classe Tegetthoff dovevano essere seguite da altre quattro unità della nuova e più potente mwa94classe Ersatz Monarch, ma queste furono cancellate allo scoppio della prima guerra mondialecite-ref-105[105].
Nel giugno 1909 l'Impero russo avviò la costruzione di quattro dreadnought della mwa-oclasse Gangut per la mwa-sFlotta del Baltico, seguite nell'ottobre 1911 da altre tre unità della mwa-wclasse Imperatrica Marija assegnate alla mwa-0Flotta del Mar Nero; delle sette unità solo una fu completata nei quattro anni stabiliti per la sua realizzazione, e come risultato le dreadnought russe risultarono piuttosto obsolete una volta entrate in servizio: le unità russe assomigliavano più a dei lenti incrociatori da battaglia piuttosto che a vere e proprie dreadnought, a causa dei loro cannoni di calibro più piccolo e della corazzatura più sottile delle dreadnought loro contemporaneecite-ref-106[106]cite-ref-107[107]. La mwa-ySpagna realizzò tre unità della mwa-cclasse España, di cui la prima fu impostata nel 1909: costruite nei cantieri spagnoli con l'assistenza dei britannici, le unità risultarono le più piccole dreadnought mai realizzate, ma i lunghi ritardi dovuti al blocco delle forniture di materiali critici dal Regno Unito (in particolare le artiglierie) a causa della prima guerra mondiale fecero sì che all'entrata in servizio le navi risultassero ormai obsolete per i canoni del loro tempocite-ref-108[108]cite-ref-109[109].
Il Brasile fu la terza nazione al mondo a disporre la costruzione di una dreadnought vera e propria: nel 1907 il governo brasiliano commissionò ai cantieri britannici due unità della mwbacclasse Minas Geraes, poi entrate in servizio con la mwbagMarinha do Brasil nel 1910; le navi risultavano potentemente armate, imbarcando dodici cannoni da 305mwbak mm in sei torri binate, la più pesante batteria principale imbarcata da un'unità da guerra dell'epocacite-ref-cita-sondhaus-p216-94-1[94]cite-ref-110[110]. I mwbbiPaesi Bassi avviarono piani nel 1912 per rimpiazzare le loro pre-dreadnought con una flotta di moderne corazzate monocalibro: nell'agosto 1913 una regia commissione propose l'acquisto di nove dreadnought innescando una lunga serie di discussioni in merito, ma nonostante una legge dell'agosto 1914 avesse stanziato una somma per la costruzione di quattro unità lo scoppio della prima guerra mondiale portò alla cancellazione di questo ambizioso pianocite-ref-111[111]cite-ref-112[112].
L'Impero ottomano ordinò nel 1911 due dreadnought ai cantieri britannici, la mwbbwReshadiye e la mwbb0Sultan Osman I, ma allo scoppio della prima guerra mondiale entrambe le unità, ormai quasi complete, furono requisite ed entrarono in servizio con la Royal Navy rispettivamente come mwbb4HMS Erin e mwbb8HMS Agincourt; la requisizione, e l'immediata offerta dei tedeschi agli ottomani di due unità in riparazione (l'incrociatore da battaglia mwbcaSMS Goeben e l'mwbceincrociatore leggero mwbciSMS Breslau), fu un importante fattore per spingere l'Impero ottomano a entrare in guerra a fianco degli mwbcmImperi centralicite-ref-113[113]. La mwbcgGrecia ordinò una dreadnought alla Germania e una ai cantieri francesi, ma i lavori furono sospesi allo scoppio del primo conflitto mondiale e in sostituzione il governo ellenico acquistò dagli Stati Uniti due pre-dreadnought della mwbckclasse Mississippicite-ref-114[114].
Le super-dreadnought
Appena cinque anni dopo l'entrata in servizio della mwbduDreadnought, una nuova generazione di più potenti "super-dreadnought" era in costruzione. Le prime super-dreadnought sono generalmente considerate quelle della mwbdyclasse Orion britannica: ciò che le rendeva "super" era l'incremento del dislocamento di 2mwbdc 000 tonnellate, l'introduzione dei nuovi cannoni da 343mwbdg mm e la collocazione dell'armamento unicamente lungo l'asse centrale della nave; nei quattro anni intercorsi tra la mwbdkDreadnought e la mwbdoOrion il dislocamento era aumentato del 10% e la potenza di fuoco in bordata era raddoppiatacite-ref-115[115].
Le super-dreadnought britanniche furono ben presto raggiunte anche da unità di altre nazioni. In risposta ai 343mwbea mm portati dalle Orion, la statunitense mwbeeclasse New York, impostata nel 1911, imbarcò cannoni da 356mwbei mm, calibro divenuto poi standard nella United States Navy. Il Giappone impostò le due super-dreadnought della mwbemclasse Fuso nel 1912 seguite poi dalle due mwbeqclasse Ise nel 1914: entrambe le classi imbarcavano dodici cannoni da 356mwbeu mm; nel 1917 furono ordinate le unità della mwbeyclasse Nagato, le prime dreadnought a imbarcare pezzi da 406mwbec mm che le rendevano probabilmente le più potenti navi da battaglia all'epoca in circolazione, e per la prima volta interamente realizzate con componenti di produzione giapponese senza alcun elemento di importazione. In Francia, le Courbet furono seguite da tre super-dreadnought della mwbegclasse Bretagne, unità che imbarcavano cannoni da 340mwbek mm; altre cinque unità della più potente mwbeoclasse Normandie furono cancellate allo scoppio della prima guerra mondiale. L'entrata in servizio delle dreadnought brasiliane innescò una piccola corsa agli armamenti in Sudamerica: l'Argentina ordinò ai cantieri statunitensi due super-dreadnought della classe Rivadavia, armate come le Minas Geraes brasiliane ma dotate di una corazzatura molto più pesante, il Cile ordinò ai cantieri britannici due super-dreadnought della mwbewclasse Almirante Latorre, armate con dieci pezzi da 360mwbe0 mm, anche se poi solo una fu effettivamente consegnata ai cileni al termine della prima guerra mondialecite-ref-116[116]cite-ref-117[117].
Le super-dreadnought britanniche di ultima generazione, le unità della classe Queen Elizabeth, montarono l'armamento in torri poste lungo l'asse dello scafo in modo da liberare peso e volume per l'installazione di caldaie a olio combustibile di più grandi dimensioni; l'eliminazione di una torre fu compensata dall'introduzione in servizio dei nuovi cannoni da 381mwbfc mm, mentre la cintura corazzata fu ispessita e fu introdotta una nuova protezione subacquea. L'elevata velocità di 25 nodi (46mwbfg km/h) sviluppabile dalle Queen Elizabeth le fece classificare come la prima generazione di "mwbfkcorazzate veloci"cite-ref-118[118].
La debolezza di progettazione delle super-dreadnought, che le distinse dalle navi da battaglia progettate nel primo dopoguerra, era nella disposizione della corazzatura. I loro progetti ponevano enfasi sulla protezione verticale necessaria per i combattimenti a corto raggio, dove i proiettili si abbattevano sui lati delle navi, e presupponevano che una piastra esterna di armatura avrebbe bloccato l'esplosione di qualunque proiettile in arrivo in modo che le strutture interne cruciali, come le basi delle torri, necessitassero solo di una protezione più leggera per bloccare eventuali schegge; questo nonostante il fatto che le dreadnought potessero ormai ingaggiare il nemico anche a 18mwbgq 000 metri di distanza, raggio dove i proiettili scendevano con un angolo di inclinazione anche di 30° (il cosiddetto "fuoco in precipitazione") potendo quindi atterrare dietro le piastre esterne della corazzatura arrivando a colpire direttamente le strutture interne. I progettisti del dopoguerra dovettero prevedere ponti corazzati spessi da 130 a 150mwbgu mm per la protezione dall'alto, mentre le piastre verticali furono rese ancora più spesse; nella progettazione delle navi da battaglia si fece strada il concetto di "zona di immunità", ovvero la distanza più o meno ampia dalla nave nemica in cui sia il tiro orizzontale che quello con traiettoria balistica risultavano entrambi inefficaci contro la corazzatura. Un ulteriore elemento di debolezza era poi la scarsa protezione dalle insidie subacquee, data da progetti concepiti prima che l'uso dei siluri si diffondesse nelle battaglie navalicite-ref-119[119].
La mwbgsstandard type battleship ("nave da battaglia di tipo standard") della United States Navy, di cui i primi esemplari furono le unità della classe Nevada, fu progettata già tenendo conto dei problemi legati ai combattimenti a lunga distanza e al fuoco in precipitazione; la prima unità fu impostata nel 1912, quattro anni prima che la battaglia dello Jutland rendesse palesi i pericoli causati dal tiro a lunga distanza. Importanti elementi della mwbgwstandard type battleship statunitense furono anche le filosofie progettuali della corazzatura "tutto o niente" e del sistema di costruzione "a zattera", secondo cui solo le parti veramente importanti della nave dovevano essere blindate contro tutte le minacce e la conseguente corazzatura doveva mantenere una sufficiente mwbg0riserva di spinta per mantenere a galla l'intera nave nel caso in cui le zone non protette di prua e poppa non corazzate fossero state perforate e allagate dal tiro nemico. Questo schema mostrò la sua validità durante la mwbg4battaglia navale di Guadalcanal del 1942, quando la mwbg8USS South Dakota rimase a galla e operativa nonostante avesse incassato 26 colpi di grosso calibro sparati dalle navi da battaglia giapponesicite-ref-120[120].
Le dreadnought in azione
La prima guerra mondiale fu quasi l'opposto del tipo di conflitto per le quali le dreadnought erano state concepite: durante la guerra non ci fu alcuna grande e decisiva battaglia navale sul tipo di Tsushima, il ruolo delle navi da battaglia fu marginale nella guerra terrestre in Francia e sul mwbhsfronte orientale e poco significativo nella guerra tedesca al traffico navale degli mwbhwAlleati e nel blocco imposto da questi a danno della Germaniacite-ref-121[121].
Grazie alla posizione geografica, la Royal Navy fu in grado con relativa facilità di rinchiudere la flotta d'alto mare tedesca (mwbiiHochseeflotte) all'interno del bacino del Mare del Nord, anche se non fu in grado di infrangere la superiorità tedesca nel mwbimmar Baltico. Entrambe le parti erano del resto consapevoli che, vista la larga superiorità numerica dei britannici, una qualsiasi battaglia navale aperta tra le due flotte si sarebbe certamente conclusa a favore della Royal Navy, e quindi la strategia tedesca fu improntata a cercare uno scontro limitato nelle più favorevoli condizioni possibili: ad esempio, inducendo uno scaglione della mwbiqGrand Fleet britannica a combattere separato dal resto, o spingendo il nemico a ingaggiare battaglia vicino alle coste tedesche dove i campi minati, le siluranti e i mwbiusommergibili amici potevano riequilibrare i rapporti di forzacite-ref-122[122].
I primi due anni di guerra videro un conflitto limitato nel Mare del Nord, caratterizzato da schermaglie tra le opposte squadre di incrociatori da battaglia che si risolsero negli scontri mwbisdi Helgoland e mwbiwdi Dogger Bank e in una serie di incursioni tedesche contro le coste dell'mwbi0Inghilterra; nel maggio 1916, un tentativo dei tedeschi di spingere uno scaglione della flotta britannica a combattere in condizioni sfavorevoli si risolse nella mwbi4battaglia dello Jutland, il più grande scontro tra dreadnought mai verificatosi ma conclusosi con un risultato più che indecisivocite-ref-123[123]. Negli altri teatri navali non si verificò nessuna decisiva battaglia navale campale: nel mwbjmMar Nero vi furono alcune poco significative schermaglie tra navi russe e ottomane, mentre nel Baltico le azioni furono in larga misura limitate ad attacchi contro i convogli e alla posa di sbarramenti di minecite-ref-124[124]; nel mwbjgmar Adriatico si verificò una situazione speculare a quella del Mare del Nord, con la flotta austro-ungarica imbottigliata nelle sue basi dal blocco navale impostole da italiani, francesi e britannici, mentre nel Mediterraneo l'unica azione di rilievo che vide impegnate le dreadnought fu il supporto agli sbarchi anfibi alleati durante la mwbjkcampagna di Gallipolicite-ref-125[125].
L'andamento del conflitto mise in luce la vulnerabilità delle navi da battaglia nei confronti di armi molto più economiche di esse. Nel settembre 1914 la minaccia dei sommergibili verso le unità di superficie fu messa in luce da una serie di vittoriose azioni degli mwbkuU-boot tedeschi ai danni degli incrociatori britannici, compreso l'affondamento il 22 settembre 1914 di tre incrociatori corazzati britannici da parte di un unico sommergibile in mwbkyun'azione durata appena un'ora; le mine rappresentarono un'altra grande insidia, testimoniata dall'affondamento il 27 ottobre 1914 per opera di esse della super-dreadnought mwbkcHMS Audacious appena entrata in serviziocite-ref-126[126]. Lo Jutland fu l'unico maggior scontro tra opposte flotte di dreadnought della storia, ma anch'esso vide un notevole contributo da parte delle altre armi: il piano tedesco prevedeva di utilizzare i sommergibili per infliggere danni ai britannici prima che la battaglia vera e propria iniziasse, e la fuga della Hochseeflotte davanti alla superiore potenza di fuoco della Grand Fleet fu portata a termine grazie alle decise manovre di attacco di incrociatori e cacciatorpediniere, che spinsero i britannici a rompere il contatto per paura di un attacco in massa con i siluricite-ref-127[127]. Per i tedeschi divenne palese che la Hochseeflotte non poteva prendere battaglia con il nemico senza l'assistenza dei sommergibili, e visto che essi erano destinati alla guerra al traffico mercantile le grandi navi da battaglia rimasero praticamente ferme in porto per tutto il resto del conflittocite-ref-128[128]. L'insidia delle nuove armi fu la causa anche della perdita di due dreadnought austro-ungariche: la mwblqSMS Szent István fu affondata in mare aperto dopo essere stata sorpresa e silurata da un piccolo e veloce mwbluMAS italiano, mentre la mwblySMS Viribus Unitis fu affondata in porto da sabotatori subacquei che applicarono cariche esplosive al suo scafo.
Dopo il 1914
Lo scoppio della prima guerra mondiale bloccò in larga misura la corsa alle dreadnought, con fondi e risorse tecniche dirottate su più pressanti priorità: le fonderie destinate a forgiare i cannoni delle dreadnought furono destinate a produrre invece artiglieria per l'esercito, mentre i cantieri navali furono sommersi dalle richieste di costruzione di unità leggere e mercantili. Le potenze navali minori (Francia, Italia, Russia e Austria-Ungheria) bloccarono del tutto i loro programmi per nuove navi da battaglia, mentre Regno Unito e Germania continuarono a costruire dreadnought e incrociatori da battaglia ma a un ritmo ridottocite-ref-129[129]: i britannici completarono le ultime unità delle classi Queen Elizabeth e Revenge, anche se le ultime due Revenge furono riclassificate come incrociatori da battaglia della mwbl4classe Renown; Fisher insistette con la sua idea di navi potentemente armate e molto veloci anche a discapito di una corazzatura molto sottile, come negli incrociatori da battaglia classe Courageous che per i loro appena 76mwbma mm di blindatura furono soprannominati "grandi incrociatori leggeri", ma la battaglia dello Jutland mise bene in luce quanto le unità britanniche risultassero vulnerabili e le sperimentazioni più ardite furono abbandonatecite-ref-130[130]. La Germania completò due unità della mwbmuclasse Bayern di super-dreadnought, entrambe già impostate prima del conflitto, ma altre due unità rimasero incomplete fino alla fine delle ostilitàcite-ref-131[131].
Nonostante la tregua nella costruzione di corazzate durante la guerra mondiale, gli anni tra il 1919 e il 1922 mostrarono il pericolo di una nuova corsa agli armamenti navali tra Regno Unito, Giappone e Stati Uniti. Le lezioni dello Jutland spinsero le marine militari a rivedere i loro progetti: l'Ammiragliato britannico si convinse finalmente che la protezione delle sue unità era insufficiente, e gli incrociatori da battaglia della mwbmsclasse Admiral, progettati nel 1916 ed entrati in servizio nei primi mwbmwanni 1920, incrementarono così tanta corazzatura da raggiungere il dislocamento di 42mwbm0 000 tonnellate. L'iniziativa della nuova corsa agli armamenti fu dovuta alle marine del Pacifico: il Naval Act of 1916 autorizzò la United States Navy ad avviare la costruzione di 156 nuove navi da guerra, tra cui dieci dreadnought e sei incrociatori da battaglia, portando per la prima volta gli Stati Uniti a minacciare il predominio britannico sui maricite-ref-132[132]; questo programma partì lentamente (in parte a causa della necessità di assimilare le lezioni dello Jutland) e non fu mai interamente completato: le nuove unità statunitensi comunque (le dreadnought della mwbniclasse Colorado e gli incrociatori da battaglia classe Lexington) rappresentarono un notevole salto di qualità rispetto alle britanniche Queen Elizabeth e Admiral, in particolare per l'imbarco di cannoni da 406mwbnq mmcite-ref-133[133].
Allo stesso tempo, la Marina imperiale giapponese ottenne finalmente l'autorizzazione per una flotta "otto e otto" (otto dreadnought e otto incrociatori da battaglia). Dopo la classe Nagato impostata nel 1916, dreadnought armate con otto cannoni da 406mwboa mm come le loro controparti statunitensi, l'anno successivo furono autorizzate altre due dreadnought e due incrociatori da battaglia: sia le prime, la mwboeclasse Tosa, sia i secondi, la mwboiclasse Amagi, dovevano imbarcare dieci pezzi da 406mwbom mmcite-ref-134[134]. La corsa subì un'ulteriore svolta nel 1919, quando il presidente statunitense mwbogWoodrow Wilson propose un'ulteriore espansione della flotta chiedendo al Congresso i fondi per la costruzione di dieci dreadnought e sei incrociatori da battaglia in aggiunta a quelli già autorizzati dal programma del 1916; in risposta, la mwbokDieta nazionale del Giappone autorizzò il completamento del programma "otto e otto" incorporandovi anche la costruzione di ulteriori quattro dreadnoughtcite-ref-135[135], unità che avrebbero dovuto imbarcare nuovi cannoni da 457mwbo4 mmcite-ref-136[136].
Il Regno Unito, impoverito dalla grande guerra, dovette fronteggiare la prospettiva di essere lasciato indietro da Stati Uniti e Giappone: nessuna nuova unità era stata impostata dopo gli incrociatori classe Admiral, dei quali solo uno, lo mwbpqHMS Hood, sarebbe poi stato completato. Nel giugno 1919 l'Ammiragliato progettò una flotta di 33 dreadnought e otto incrociatori da battaglia per la cui costruzione sarebbero stati necessari 171 milioni di sterline (circa 7,02 miliardi al cambio attuale) all'anno, quando le disponibilità non andavano oltre gli 84 milioni; come condizione minima, l'Ammiragliato chiese otto nuove unità di prima linea, tra cui gli incrociatori da battaglia classe G3 armati di cannoni da 406mwbpy mm e le dreadnought classe N3 armate di pezzi da 457mwbpg mmcite-ref-137[137].
Le potenze navali riuscirono a evitare i loro costosissimi programmi di espansione negoziando il trattato navale di Washington nel 1922: il trattato stilò una lista di navi, comprendente la maggior parte delle dreadnought più vecchie e quasi tutte le nuove unità già in costruzione, che dovevano essere demolite o poste fuori uso, e impose un periodo di "vacanza navale" durante il quale non potevano essere impostate nuove navi da battaglia o incrociatori da battaglia, salvo che per le britanniche classe Nelson ormai complete. Le navi sopravvissute alle riduzioni imposte dal trattato, tra cui le più moderne super-dreadnought a disposizione delle tre potenze, formarono il nucleo delle navi di prima linea per tutti gli anni 1920 e 1930 per poi partecipare, dopo diverse modernizzazioni, alla seconda guerra mondialecite-ref-138[138].
La seconda guerra mondiale
Dopo la prima guerra mondiale e dopo il mwbqqtrattato navale di Washington nel 1922 lo sviluppo di nuove navi da battaglia rimase fermo per oltre un decennio finché dal 1935 alcune potenze che non avevano aderito al mwbqusecondo trattato navale di Londra come il Giappone o la Germania iniziarono lo sviluppo di nuove navi.
Dopo la prima guerra mondiale ci si era resi conto che questa tipologia di navi era troppo costosa e complicata da costruire e rifornire (difatti la mwbqcmwbqgTirpitz rimase nascosta fino a che non venne affondata da bombardieri britannici).
Era ormai chiara però la superiorità delle portaerei e la vulnerabilità di corazzate e incrociatori da battaglia anche a navi molto più piccole.
Note
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Voci correlate
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• mwcjcNave da battaglia
• mwcjkNave corazzata
• mwcjsPre-dreadnought
• mwcj0Nave da battaglia veloce
Collegamenti esterni